
Nel
luglio 2008 per giustificare
la firma del Lodo Alfano il presidente della repubblica Giorgio
Napolitano spiegò che il «punto
di riferimento per la sua decisione è stata la sentenza n.24 del
2004 con cui la Corte costituzionale dichiarò l'illegittimità
costituzionale dell'art. 1 della legge n. 140 del 20 giugno 2003 che
prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte
cariche dello Stato».
Aggiunse che questo decreto «è
risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza»,
poiché «la
Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse
essere adottata con legge costituzionale». Tutte
belle parole usate per avallare la sua scelta, giudicando di fatto
costituzionale il Lodo Alfano.
Circa
un anno dopo la Corte Costituzionale sbugiardò
tutto questo dichiarando «illegittimo
il Lodo Alfano. I
15 giudici della Corte Costituzionale (9 contro 6)
la bocciarono per violazione di due articoli, il
138,
cioè l'obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non
ordinaria, e l'articolo
3,
ovvero il principio di uguaglianza (leggi
il verdetto integrale)». Sia
prima della sua approvazione e poi cancellazione più di mezza
Italia, unita a fior fior di costituzionalisti, politici, giornalisti
,etc si erano espressi allo stesso modo della Consulta. Oggi
si ripete la stessa farsa. La maggioranza approva una legge, il
Decreto Salva-liste. Il presidente della Repubblica lo firma subito
dopo ( 38 minuti) sollevando di conseguenza le normali polemiche che
nei giorni successivi lo portano
a spiegare la sua scelta: c'erano «in
gioco le norme e diritti dei cittadini»
che sono «ugualmente
preziosi»
e «non
era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande
regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior
partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della
lista contestati dall'ufficio competente costituito presso la corte
d'appello di Milano »
precisando che il testo «non
ha presentato a suo avviso evidenti vizi di incostituzionalità». Se
pure questa norma è “fuorilegge"
lo scopriremo presto (o quasi) visto che la regione Lazio si è
rivolta alla Consulta proprio perché la ritiene incostituzionale.
Le motivazioni di questa scelta non sono campate in aria, ma riprese
da una sentenza passata proprio della Corte Costituzionale:
«Un
decreto legge non può disciplinare nemmeno in via interpretativa il
procedimento elettorale regionale perché si tratta di materia di
competenza esclusiva delle Regioni ai sensi del nuovo art. 117 della
Costituzione».
A
dirlo
è l’avvocato Gianluigi Pellegrino, legale del Movimento Difesa del
Cittadino aggiungendo che «si
tratta di una ragione di manifesta incostituzionalità del decreto
nella parte in cui pretende di incidere sul procedimento per le
elezioni regionali in corso. Che la materia del procedimento
elettorale per il rinnovo dei consigli regionali, sia di competenza
esclusiva del legislatore regionale lo ha già detto la Corte
costituzionale sin dal 2003 (sentenza n. 196)». Valutazione
negativa da aggiungere a quella della CEI
che “dimenticandosi la funzione solo interpretativa della legge”(
capita la mia ironia, vero?) scrive cosi:
«Cambiare
le regole del gioco mentre il gioco è in corso è un atto altamente
scorretto. La democrazia è una realtà fragile che ha bisogno di
essere sostenuta e accompagnata da norme, da regole, altrimenti non
riusciamo più a orientarci »
Napolitano
ha firmato il Lodo Alfano e la Legge
Gelmini ( entrambe bocciate per incostituzionalità) e
l'aggravante
razziale legata al reato di clandestinità , giudicata
“discriminante”dall’Onu.
La sua posizione e la sua esperienza non sono più sufficienti per
poter credere alle sue parole quando giudica una legge costituzionale o la giustifica in altri modi, parlando di diritti che vanno oltre le regole, etc..
Possiamo accettare l'errore una , due volte ma ora si sta
esagerando.
Risvegliati
Italia!